Sospendiamo la terapia: la salute di mio figlio prima di tutto

Ma quale salute?

Nel 1948 l’Organizzazione Mondiale della Sanità definì la salute come “uno stato di completo benessere fisico, mentale e sociale” e non semplicemente come una condizione di “assenza di malattie o infermità”. Nel 2011, però, il concetto di salute proposto dall’OMS subì una silenziosa trasformazione: salute come “capacità di adattarsi e di autogestirsi di fronte alle sfide sociali, fisiche ed emotive”. La prima definizione, dunque, mette al centro la malattia; nella seconda, invece, la capacità di reagire del soggetto predomina su tutto il resto. C’è, però, un filo comune che lega queste due definizioni, così distanti nel tempo e nei contenuti: si parla sempre di salute fisica e mentale. L’OMS, infatti, riconosce la necessità di curare tutto ciò che permette all’individuo di rapportarsi con il modo esterno: corpo e mente.

In questo difficile momento storico sembra, però, che la salute mentale venga considerata un lusso, al pari dell’acquisto di un cellulare nuovo o di un vestito firmato. “La salute mentale può aspettare”: è questo, purtroppo, il drammatico messaggio che in questi mesi complicati si annida frequentemente dietro la sospensione di una terapia psicologica o del linguaggio. Ancor più grave, però, è che nessuno abbia il coraggio di gridare: “Attenzione: la salute mentale non può aspettare!”.

I disturbi della comunicazione, per esempio, riducono significativamente la qualità di vita dei bambini e degli adulti che ne sono affetti poiché si tratta di patologie che limitano la possibilità di rapportarsi con gli altri attraverso l’uso di un linguaggio efficace. La terapia diventa, dunque, fondamentale: il logopedista interviene attraverso un vero e proprio atto medico al fine di sintonizzare i canali comunicativi dei pazienti, quello verbale e quello non verbale.

Essere logopedista è una sfida continua, con me stessa, ma soprattutto con chi nega l’importanza di un rapporto terapeutico valido e trasformativo. Qualche giorno fa, quando anche la nostra regione si è tinta di rosso, ho ricevuto un messaggio da un genitore, che mi ha fatto molto riflettere. Mi ha detto: “Sospendiamo la terapia. La salute di mio figlio prima di tutto.”. Mentre lo leggevo, ho avuto un colpo al cuore pensando a quale sarebbe potuta essere la reazione del figlio di fronte a quella presa di posizione ingiustificata. Quelle del padre erano parole che non ammettevano repliche o compromessi: la terapia avrebbe potuto aspettare. Doveva aspettare. Nei giorni successivi mi sono resa conto che continuava a risuonarmi nella testa la seconda parte di quel messaggio: “La salute di mio figlio prima di tutto.”. Allora mi sono fermata un attimo e mi sono chiesta: ma quale salute?

Elena Benedetti
Logopedista

Marzo 22, 2021